(Fonte: alecshao, via ryandonato)
ϟ nonhountitolo
i dream theater suonano nelle casse e io mi sento migliore.
una sigaretta spenta fra le mani mi ricorda che per oggi il vizio è giunto al termine.
un trillo del cellulare mi riporta ad una realtà che questi giorni, vorrei evitare.
voglia di scappare. evadere da se stessi principalmente.
senza dare spiegazioni. senza nessuno a casa ad aspettarti.
nessuno che piange per te. per me. perché nessuno ha lacrime per me. per te.
cammino fra la gente, lunatica e trasognata. a volte rimango ore alla stazione, seduta sul solito gradino, mentre leggo il mio libro di Isabella Santacroce e guardo la gente.
gente che se ne va. gente in lacrime che abbraccia altra gente. gente che urla. gente che si abbandona. gente che va a vivere. semplicemente, gente.
le stazioni ferroviarie servono anche a questo, a capire le reazioni delle persone.
a sentire il mancamento nel momento stesso in cui i piedi solcano la linea gialla e salgono su quella ferraglia.
io fino a un pò di tempo fa sapevo cosa significava.
ad oggi, vorrei essere una delle tante figure che sale, oltrepassa la linea gialla, si siede su un posto e sorride pensando che quando tornerà, se tornerà, ci sarà qualcuno ad aspettarlo.
ma non la vedo più. non ho più la linea gialla e non sento voci che mi dicono di non oltrepassarla, di fare attenzione.
così, su quel gradino della stazione, io leggo il mio libro e guardo la gente che non ha mai avuto davvero le palle, di oltrepassare quella linea. si limitano a delinearne il contorno con la punta dei piedi. alcuni la saltano, altri non ci hanno mai fatto caso.
a volte mi rendo conto che nella vita abbiamo bisogno di qualcuno che ci conosce davvero.
io la mattina mangio i cereali. lo yogurt bianco solo senza zucchero. la spremuta d’arancia mi piace rossa. al bar ordino sempre il succo alla pera.
ma queste cose, non le sa più nessuno.
a volte mi rendo conto che nella vita abbiamo bisogno di stabilità, poi sorrido perché la mia stabilità l’ho mandata a farsi fottere e ora non mi richiama più, come l’ennesima puttanella che tratti male al bivio quando devi decidere se dire “stiamo insieme” oppure “è solo una scopata, baby”.
così leggo su quel gradino immaginario della stazione, dove chi passa è l’ennesimo morto e io sono l’unica viva.
e mi rendo conto che nella vita io ho bisogno di stabilità, di qualcuno che sappia che la mattina al bar, chiedo solo succo alla pera. che odio fare colazione. che i cornetti non mi piacciono perché spesso sanno di plastica nei bar, ma i fagottini al cioccolato…ne sono dipendente.
come sono dipendente dalla stabilità di una figura che sappia riconoscermi.
qualcuno che possa dire nei dettagli la mia persona.
forse anche qualcuno che domani possa ricordarmi, anche per quelle piccole e stupide cose.
io mi ricordo ancora tutto.
il caffé con un cucchiaino raso di zucchero.
ma non dovrei.
e a volte mi rendo conto che nella vita, nella mia vita
non ho mai avuto la fottuta stabilità.
un pò come l’ennesima puttanella che ho mandato a fanculo perché non sbatteva come si deve.
un pò come le lacrime che non ho mai asciugato perché non sono capace.
- però lei resta in piedi, anche quando tutti le sparano addosso.
non preoccuparti, è solo un dettaglio inutile il fatto che spesso, le ferite sanguinano. ed ho scoperto solo da poco che ogni tanto, qualcuno ci muore dissanguato.
poi fa male.
e ti manca l’aria
vorresti scappare lontano. scappare sopratutto da te stessa.
ma non ci riesci.
poi fa male.
e ti manca l’aria
e ti manca.
e ti odio.o almeno, vorrei.
ϟ poi.
poi ti svegli.
stavi sognando qualcosa, non ricordi bene cosa, ma ti svegli.
e piangi.
piangi fino a che le lacrime bruciano sulle guance.
piangi fino a che le lacrime assumono un sapore dolciastro, familiare, su labbra screpolate.
piangi fino a che non hai più niente, nemmeno il respiro.
stavi sognando qualcosa, non ricordi bene cosa.
poi ti svegli.
con una sensazione di vuoto altalenante.
di quel vuoto che ti attanaglia le viscere e ti fa sentire per ciò che sei realmente, un involucro senza contenuto.
perché quel poco che c’era, ora non c’è più.
e devi trovare il modo per riempire i tuoi fottutissimi vuoti.
non sai ancora bene come, perché, quando ci riuscirai, ma sei consapevole del fatto che prima o poi, dovrai riempire quei maledetti e incostanti vuoti che ti trascini.
in un qualsiasi modo.
stavi sognando qualcosa, non ricordi bene cosa.
poi ti svegli.
e piangi.
ed il letto è così terribilmente vuoto,
le pareti così terribilmente bianche,
che per la prima volta riconosci una sensazione paragonabile alla paura.
la certezza, spaventosa, di non capire per la prima volta
che cazzo devi fare per non crollare.
…che cazzo devi fare per non crollare.
- e se pensavi fosse facile avere spalle solide, ti sbagliavi.
sono sola in questo spettrale luna park.
mi giro e non vedo nulla, solo fantasmi che suadenti mi avvolgono.

